Sgravati
Si può essere bambini in più modi.
Bambini per necessità: il più semplice, inevitabilmente, è quello di esserlo. Non ci piove, se sei un bambino nessuno ti potrà dire il contrario né te lo potrà contestare.
Si può essere bambini in più modi.
Bambini per necessità: il più semplice, inevitabilmente, è quello di esserlo. Non ci piove, se sei un bambino nessuno ti potrà dire il contrario né te lo potrà contestare.
Musk, da quando ha acquistato Twitter e l’ha trasformato in un catino arrugginito da veleno e vomito, si è attirato addosso critiche e risentimento da parte di chi, da par mia con buona dose di ragione, lo considera un matto, un esaltato, un fascista, un’ipocrita e, non di meno, un viziato. Non ricapitolo le cose che ha detto e che ha fatto da allora, basta l’ultima per tutte: ha ricondiviso un post falso, totalmente inventato, contro i migranti e contro la Germania per il solo motivo di condannare i salvataggi di vite umane che le ONG compiono nel Mediterraneo.
Da qualche settimana a questa parte, con una discreta continuità, sto tenendo un diario: vi riporto riflessioni, eventi, discussioni condivise e altro ancora. Questa cosa ha un nome, moderno, cool e un po’ bruttino, ed è diventata una pratica, o uno strumento, a seconda di come lo si guarda: journaling. Più volte ho iniziato a scrivere cose e tutte le volte ho poi abbandonato, fino a oggi, almeno, che sembra avere, con più o meno soddisfazione, definito una costante.
Ogni mattina, che piova o esca il sole, che faccia caldo o si geli, che mi senta bene o una schifezza, che vada di fretta o che sia libero, che mi svegli all’alba o a notte fonda, che mi alzi bene o tutto strappato, che mi incazzi col gatto o che ci giochi, che debba prendere la macchina, un treno o la moto, che sia già sveglia Bimba o ancora dorma, che il pesce rosso sia ancora vivo o sia finalmente morto, ogni mattina mi sveglio e, costi quel che costi, devo svuotare la lavastoviglie.
Che società potrà mai essere, e che tipo di approccio alla vita potrà mai avere, una società che continuamente, ogni settimana, più o meno costantemente ogni giovedì, o anche il venerdì, si dà pacche sulle spalle e pubblica meme e se la ride e si fa coraggio pensando che è quasi sabato, e che ce l’ha fatta che poi c’è il weekend, che finalmente basta col lavoro per due giorni e che grazie a dio si vive e se ne gode?
Da quando sono proprietario di una motocicletta mi è capitato di guardare molto pù spesso video su YouTube. Prima lo facevo poco, poi un po’ per curiosare tra test drive e comparazioni, un po’ per approfondimento teorico e infine per interesse, ho cominciato a spulciare con più assiduità il mondo dei contenuti video e, un po’ alla volta, a seguire le pubblicazioni di alcuni moto vlogger1, appassionati che commentano argomenti riguardanti il motociclismo generalmente mentre sono alla guida.
Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo?
Una cosa che apprezzo in chi va a correre tutti i giorni, di mattina presto, cascasse il mondo, con la pioggia o col sole, a casa o in giro per il mondo, una cosa che ammiro alla follia è la tenacia, la costanza, l’irreprensibilità nel non farsi condizionare, la capacità di non venire meno alla promessa di mettercela tutta: la scelta insindacabile di essere come si era deciso di voler essere.